Pretty Woman [in love]
Chapter 3: Curva come se fosse sulle rotaie
Stare in una macchina non tua, in perfetto ritardo, afflitto da dubbi esistenziali su coma far funzionare una dannatissima frizione non era certo ciò che Sasuke Uchiha si aspettava dalla sua gita. Perché se all'inizio sottrarre l'automobile tanto adorata da suo fratello alle sue amorevoli cure era potuto sembrare spassoso ora no, non lo era affatto, anche per il fatto che nel giovane stavano inesorabilmente affiorando i dubbi tipici della sua infanzia, riguardanti la superiorità di Itachi, la sua apprezzabile perfezione, la precisione con cui eseguiva ogni ordine, le lodi sinuose che suo padre amava esprimere per il comportamento impeccabile del suo primogenito. Mai che quelle lodi fossero state indirizzate a lui, ombra silenziosa nella famiglia.
Ed improvvisamente quell'abitacolo diventava stretto, maledettamente rovente, insopportabilmente soffocante, perché Sasuke comprendeva bene quanto ogni parte di quel loculo fosse impregnata della presenza tangibile del suo reale possessore, che lo faceva sentire a disagio, lo soffocava quanto lo soffocavano le pressioni e le velate pretese che suo padre poneva nei suoi confronti tanto, tanto tempo fa, quando ancora erano una famiglia, quando ancora non era un magnate della finanza, quando ancora il suoi pensieri di bambino spensierato volavano senza essere stati strangolati da una famiglia decisamente eccessivamente opprimente. Là, in quel luogo, era come se la sua essenza fisica, il suo essere quel che era si mischiasse con l'aura mistica emanata dal fratello e ne venisse schiacciato, soppresso, contaminato... e quella sensazione claustrofobica non gli piaceva per niente.
Quindi decisamente no, stare nella macchina del fratello non gli aggradava affatto: adesso più che mai sentiva come per tutta la sua vita in famiglia fosse stato trattato come un rimpiazzo di quel che quell'essere perfetto (e che anche lui riteneva tale) sarebbe dovuto diventare. Perché, in fondo, cos'era lui se non l'ombra imperfetta della perfezione?
In quel momento si stupì alle parole coincise dell'amica. Certo, uno con una macchina così aveva sicuramente soldi a palate, ma cosa le faceva pensare che si fosse fermato perché voleva un certo tipo di compagnia? Per quel che ne sapevano, poteva anche aver avuto un guasto alla vettura, chissà , magari con tutto quel grattare tra una marcia e l'altra, era finita per romperglisi la trasmissione, o forse si era finalmente deciso a tentare di capire come ingranare correttamente almeno tre marce consecutive dopo quella che, lei lo aveva subito intuito dai 300 metri scarsi che aveva visto percorrere da parte della Lotus, era stata una totale incompetenza in quel settore automobilistico...
Ino però aveva un piano ben chiaro e proseguì decisa nell'esporlo alla compagna, pregustando già il sapore concreto e la serenità economica che avrebbero dato loro le banconote racimolate quella sera:
-Fattelo tu! Sei al dente stasera! Non prendergli meno di 100! In bocca al lupo...-
Sakura allora lanciò un'altra occhiata di sbieco all'automobile ferma accanto al marciapiede... in fondo, si chiese mentalmente, perché no? Poteva benissimo provarci, adottare le sue tattiche più efficaci, sedurre l'uomo alla guida con relativa facilità . A loro non importava per quale insulso motivo quell'individuo si fosse fermato proprio là, proprio in quel momento e perché non accennasse minimamente a scendere dall'abitacolo o a fare alcunché. A loro importava solo il fatto che fosse in quel luogo nello stesso momento in cui c'erano loro. Se il suo scopo iniziale non fosse stato quello di caricare lei o la sua amica, bene, lo sarebbe ugualmente diventato presto. Perché alla fine non influiva sulla sua vita che cliente l'avrebbe presa quella notte, fosse stato uno dei suoi abituali o quello sconosciuto, per lei sarebbe stato sempre e comunque un atto disonorevole e infamante. Però, se fosse stato il ricco guidatore di quel mezzo, nel piano economico ci avrebbe guadagnato sicuramente.
-D'accordo. Ti chiamo quando ho fatto.-
Abbracciò forte l'amica, arruffò velocemente il capelli della parrucca per darsi un tono e cominciò l'opera di seduzione.
A passi lunghi e lenti si avvicinò all'obiettivo, come un predatore in attesa di aggredire la preda (o di farla sua). Sfilò il cappotto rosso che portava aperto sul suo completo facendolo scivolare sugli avambracci magri e levigati e appoggiandolo poi sulla tracolla marrone, il tutto sempre ancheggiando sensuale all'indirizzo della futura vittima del suo fascino. Lo sguardo si assottiglio, assumendo un'espressione tremendamente sexi e provocante, quando al suo traguardo mancavano poco più di una manciata di passi. Se lo sconosciuto la stava già osservando dallo specchietto retrovisore, sicuramente era ormai preda delle palpitazioni, si disse, ed era fatta. Anche Ino sembrò apprezzare la sua tattica perché¨ nel frattempo l'aveva incitata con frasi come:
-Sì... vai così¬... forza... lavoratelo!-
Il traguardo lo segnò con una girata di tacchi per indirizzarsi verso il finestrino del passeggero, già abbassato. Bingo, pollastro, sei mio! Pensò.
Il volatile tuttavia sembrava non aver minimamente notato la sua presenza, preso com'era dal contemplare concentrato la leva del cambio. Ed era un gran bel pezzo di volatile, non c'era che dire: la mano che stringeva il volante era diafana, liscia e curata come quelle di chi non ha mai saputo neanche lontanamente il significato di lavoro manuale, con dita lunghe e sottili, mentre il viso chino era parzialmente coperto da due ciocche di capelli corvini non eccessivamente lunghe, che lasciavano intravedere un'ovale prefetto, ancora più di quello di Sai, coronato da occhi neri come la pece, profondi, bellissimi, dal taglio lievemente allungato. Poteva sembrare un angelo o un diavolo, dipendeva dai punti di vista.
-Ehi bellezza, cerchi compagnia?-
Tono accattivante, funzionava con tutti i clienti, sicuramente questo non avrebbe fatto eccezione.
O almeno, questo era ciò che credeva prima che lui alzasse lo sguardo per squadrarla. In quel momento Sakura seppe che tutte le precedenti considerazioni fatte riguardo a quel giovane erano totalmente prive di alcun fondamento logico e corretto, per il semplice fatto che nulla in lui poteva ritenersi inquadrabile in un piano regolare di tali fattezze. Quando quegli occhi d'onice si erano posati su di lei, si era sentita come trafitta da quello sguardo penetrante, oscuro, che non cercava affatto di individuare le curve sinuose nascoste sotto i vestiti leggeri (come al contrario accadeva durante ogni abbordaggio da parte di ogni normale uomo), ma mirava direttamente a qualcosa di più profondo, alla sua anima lacerata, ne sfiorava ogni angolo, ogni singolo contorno, accarezzava dolcemente le ferite del suo cuore non per consolarla, ma per indurla sempre di più ad aprirsi a lui... e questo la faceva fremere per i brividi (non solo di paura). Dietro quello sguardo si celava una maschera e l'uomo dietro alla maschera era pericoloso.
No, decisamente quel ragazzo non era un angelo.
-No, cerco Beverly Hills. Sai indicarmi la strada?-
Le parole secche, brevi, eppure così intense, velate da una sfida che lui implicitamente le lanciava, la fecero riscuotere dal suo torpore. Doveva riprendere il controllo. Doveva assolutamente riprendere il controllo, o sarebbe stata al fine. Dargli una panoramica chiara e coincisa di ciò a cui mirava dall'inizio le parve la strategia più congeniale per trattare.
-Certo,...- L'ombra di un sorriso di trionfo illumino il volto del giovane, ma niente di più di questo. Non si poteva pretendere di più da un tipo del genere, constatò.
-...per cinque dollari.- Terminò poi, preparandosi a gustare la smorfia di stupore che sarebbe apparsa su quei lineamenti perfetti.
Tuttavia niente di tutto ciò accadde. Forse un lampo dardeggiare negli occhi d'ossidiana, ma durò un istante, poteva benissimo esserselo solo immaginato. Non immaginò invece il tono duro con il quale lui le rispose.
-No.-
-Allora siamo saliti a dieci.- Rincarò lei. Non poteva permettersi di uscirne sconfitta, non in quel momento.
Era una battaglia, uno scontro tra titani dove entrambi lottavano con vigore. Per la sopravvivenza una, per un'ignota motivazione l'altro. Entrambi usavano le loro armi migliori, entrambi davano il meglio di sé. Per questo, rinnovando lo sguardo indecifrabile che le stava puntando addosso dall'inizio della conversazione, egli sentenziò:
-Le indicazioni non si pagano.-
-Io faccio quello che mi pare, non mi sono persa io.-
Un sorrisino beffardo, un lieve giro in modo da dare le spalle al finestrino. Per darsi un tono, per ostentare sicurezza... per nascondersi da quegli occhi invasivi che la facevano palpitare e perdere il controllo. Se non altro quella situazione avrebbe fruttato anche qualche vantaggio, poiché così avrebbe avuto la possibilità di guardarle la schiena per esaminare più attentamente la merce, pensò.
Trascorsero una decina di secondi. Evidentemente, mentre lei fremeva nell'impazienza e nella tensione che il giovane le suscitava con la sua sicurezza, lui stava valutando con cura la proposta per vedere quanti, ma soprattutto quali vantaggi gli avrebbe fruttato, perché un quel lasso di tempo non emise un fiato. Poi, all'improvviso:
-Sali.-
Più che come una richiesta, l'imperativo suonava come un ordine, ma lei non ci badò: aveva vinto questa battaglia. Non significava aver trionfato nella guerra, ma era già qualcosa. Mentre si sistemava sul sedile, vide che le porgeva una banconota da venti per poi chiederle atono:
-Ho solo questa, hai il resto?-
Il problema glielo risolse subito la ragazza strappandogli il foglio di mano.
-Ti ci accompagno per venti...- disse distrattamente intascando la banconota in borsa -...e ti faccio anche fare il giro delle case dei famosi...-
-Non importa, sono già stato a casa di Stallone.- insinuò ironico lui, ripensando al barbone di poche ore prima.
-Oh, perfetto...- annuì distrattamente lei, non avendo colto l'implicita battuta, mentre la macchina ripartiva per le strade di Hollywood Boulevard.
Non era da lui agire in maniera tanto irrazionale, ma dopotutto non era d'obbligo che tutto ciò che rientrasse nel personale ambito della sua vita privata fosse pervaso da un alone di squallida normalità . Si era semplicemente concesso uno svago, un passatempo, un piccolo sfizio di una ventina di minuti dopo una giornata tanto stressante, che sarebbe poi terminato quando la ragazza sarebbe scesa dopo averlo accompagnato a destinazione. Conservare la sua apparenza era fondamentale dopotutto e lui non aveva ne necessità ne voglia di uscire da quella che riteneva la sua perfetta e solitaria quotidianità , dove nessuno poteva ferirlo in quanto non capace di penetrare la barriera invalicabile che si era edificato attorno, il suo mondo perfetto e inaccessibile dal quale era libero di mirare e colpire a morte con inaudita precisione qualsiasi avversario avesse il coraggio di sbarrargli la strada. Per questo aveva accolto quell'imprevisto passeggero: lo aveva infatti vagamente incuriosito quella ragazza determinata senza peli sulla lingua che con charme l'aveva abbordato al ciglio della strada, perché sotto l'atteggiamento sicuro che voleva fargli credere di avere, aveva letto chiaramente un'angoscia ed una disperazione non comuni, che cercava in tutti i modi di nascondere ma che lui aveva intuito (e lei l'aveva notato e ne era intimorita, lui invece era attratto come un'ape col miele dal suo timore), tuttavia sapeva che tutta quell'impresa non poteva nuocergli affatto, il suo carattere era ben temprato dalla vita e non era affatto intimorito da una preda che conosceva bene lo svantaggio schiacciante sotto il quale si trovava. Era una semplice passeggiata e nulla più, ma nonostante questa convinzione non riusciva del tutto a cancellare dalla sua mente il ricordo, piacevole e spiacevole allo stesso tempo, dell'angoscia che lo attanagliava in quel momento, quando aggrappato disperatamente ad una leva del cambio malfunzionante, schiacciato dal pensiero del fratello si era sentito soffocare e provvidenzialmente era giunta lei, che lo aveva risvegliato, riscuotendolo dalle tenebre che lo circondavano. Cosa sarebbe successo se non gli avesse rivolto la parola? Sarebbe... annegato?
Crack!
Ancora quel dannato problema! Decisamente lui e quel cambio stavano su mondi completamente differenti...
-Mamma, questa curva come se fosse sulla rotaie!-
A questa esclamazione, Sasuke si girò verso la giovane che sedeva al suo fianco, guardandola critico e sorpreso con un sopracciglio alzato, al che lei arrossì imbarazzata e volse lo sguardo da un'altra parte, gingillando con le mani un ciondolo che prima non aveva notato, ma che ora si rivelava essere uno stilizzato fiore di ciliegio smaltato in rosa. Gli piaceva occupare una posizione di potere, ma con quella ragazza provava ancora più divertimento nel vedere che quanto più volesse dimostrarsi forte, quanto in realtà fosse già dominata da una soggezione, quasi una devozione nei suoi confronti, che tuttavia era contrastata da un amor proprio e un coraggio ammirevole in un uomo, ma a maggior ragione in una donna.
Chissà , forse era davvero sadico come suo fratello diceva...
Forte di quella predominanza indiscussa, si risolse a prendere finalmente in mano le redini del discorso.
-Qual'è¨ il tuo nome?-
-Quale ti piacerebbe?-
-Il tuo.-
Una pausa di silenzio, imbarazzata. Forse non era avvezza a sentirsi dare risposte di quel genere, ma francamente a lui non importava un granché.
-Sakura, il mio nome è Sakura!-
Soddisfatto proseguì nell'interrogatorio, cercando di darsi un tono più austero e imponente, cosa che però gli riusciva assai difficile nelle condizioni disastrose nelle quali versava la sua abilità di guida.
Crack!
-E come mai te ne intendi così tanto di automobili?-
-Leggo Motos. Mi sono abituata perché a casa frequentavo sempre ragazzi patiti di metalli veloci... Ford, Corvette, truccavano le usate e io sempre là a guardare... Tu come mai te ne intendi così poco?-
-La mia prima macchina è stata un limousine.- disse, come se questo bastasse a spiegare ogni cosa. In effetti bastava.
Crack!
Ormai stava per essere preso dall'ira... perché con una semplicissima limousine era tanto facile cambiare marcia (per la verità incontrava difficoltà anche con quella, ma non l'avrebbe mai ammesso) mentre con una macchina del genere era pressoché impossibile?
-Sai, penso che tu ti sia perso la trasmissione, non fai altro che grattare... questo è un H standard!-
Poi, l'idea...
-Hai mai guidato una Lotus?- le chiese a bruciapelo.
-Ehm... no.- ammise lei mogia.
-Allora cominci ora.
-Scherzerai!-
-Affatto. Così ti alzi anche dal mio impermeabile, è dall'inizio che ci sei seduta sopra.-
Dopo un iniziale moto di vergogna per non essersi accorta della giacca, poté giurare di aver visto scintillii di felicità sprizzare fuori dai suoi occhi, ma ciò gli era indifferente, a lui bastava unicamente giungere in albergo sano e salvo prima di mattina. Invertite le postazioni, si crogiolò comodamente sul sedile, pronto per il suo tranquillo viaggio a velocità di crociera.
-Allaccia la cintura, ti faccio fare il viaggio della tua vita! Ti mostro cosa può fare questa macchina!-
Non la stava ascoltando veramente. In realtà, stanco per la lunga giornata, aveva già chiuso gli occhi, pronto per la siesta serale...
-Pronti... VIA!-
Una sgommata e Sasuke fu proiettato sul suo sedile alla velocità del suono. Aprì di scatto le palpebre, agghiacciato da quel che stava accadendo: neanche suo fratello, con tutta la sua indubbia malvagità e il suo spirito indomito, degno del Marchese de Sade, aveva mai osato andare ad una velocità così alta in pieno centro con lui come passeggero... forse avrebbe dovuto far presente questo alla ragazza al volante, o forse non avrebbe mai dovuto farla guidare. Forse, ma era già troppo tardi per avere ripensamenti.
-Forse questa macchina è più facile da guidare per le donne: i pedali sono più vicini e... sai com'è¨, i piedi femminili sono più piccoli!-
A seguito dello scambio al volante, si erano notati grandi cambiamenti, non solo per il motore, che aveva felicemente smesso di emettere stridii sofferenti, ma soprattutto nell'atteggiamento della giovane, che aveva acquistato più sicurezza, forse perché ora si trovava in una postazione a lei più congeniale. Sasuke non poté non fare a meno di notare questo, apprezzando la novità : aveva infatti progressivamente attirato il suo interesse quel femminile imprevisto che era piombato inaspettatamente nell'abitacolo e che lo stupiva man mano con particolari nelle movenze e comportamenti inusuali, costantemente nuovi, insospettabili in una donna. I suoi atteggiamenti erano quanto mai bizzarri, eppure il giovane non poteva fare a meno di considerare il fatto che ciò non gli dispiaceva affatto, anzi costituiva un piacevole sollazzo per la giornata. Un oggetto curioso, questo la riteneva. Certo, non più che un oggetto, ma forse abbastanza intrigante da stuzzicare la sua insaziabile curiosità per almeno una notte... Non si sarebbe certo imbarcato in un'avventura galeotta noiosa e durevole, me lei era una professionista del mestiere, non correva certo questo pericolo e forse, forse, per una notte si poteva fare...
-Quanto chiedete voi ragazze?-
La vide riscuotesi. Parve pensarci un momento (la battaglia tra i due era appena ricominciata), poi rispose:
-Cento.-
-A notte?-
-A ora.- Astuta la ragazza... sparava subito alto, segno che aveva notato le sue ottime possibilità economiche. Ma con lui non funzionava...
-Cento a ora? Guadagni cento dollari a ora... e tieni su gli stivali con una spilla da balia?- L'aveva notato subito quel particolare perché era sempre stato un ottimo osservatore... Ora pareva in lieve difficoltà ma era sicuro che non si sarebbe lasciata scoraggiare...
-Io non scherzo mai con i soldi.- disse convinta con uno sguardo sicuro e quanto mai sexi.
-Neanche io.- rispose con altrettanta certezza lui, come se dichiarasse uno dei principi fondamentali della sua esistenza.
Furba e determinata... quella giovane stava cercando in ogni modo di mettere alla prova la sua abilità di mediatore, ma non avrebbe mai potuto sinceramente giurare che questo gli dispiacesse, perché era tutto il contrario. Senza dubbio possedeva una capacità di valutazione delle persone più rapida ed esatta di quella di numerosi babbei che aveva conosciuto nei suoi affari e che dovevano servirsi di quella loro capacità nel lavoro (anche se, dopotutto, questo era anche quello che doveva fare lei). Ciò era sinonimo di intelligenza e carisma, virtù molto lodevoli in qualsiasi individuo, che in questo caso erano in grado di attirare momentaneamente le attenzioni di Sasuke Uchiha, obiettivo assai arduo per molti... ma non bastava: voleva di più, voleva vedere fin a che punto potesse spingersi quella creatura, oramai aveva deciso e nessuno gli avrebbe fatto cambiare idea al riguardo, l'avrebbe provocata finché non avesse ottenuto ciò che voleva, benché nemmeno lui sapesse cosa esattamente fosse...
-Cento a notte... è gonfiato!- ammise calmo.
Tuttavia non ebbe bisogno di stuzzicarla oltre, la sua risposta l'ebbe da solo quando lei fece una mossa totalmente inaspettata: una delle sue mani infatti lasciò noncurante il volante della vettura, carezzò lasciva la leva tanto odiata da Sasuke, quella del cambio, si allungò verso il suo sedile e non si fermò finché non si fu infilata maliziosa in quel punto tra le sue gambe che poche, decisamente, avevano avuto la possibilità di toccare, irrentendolo con carezze dolci ma forti, certamente piacevolissime e parecchio apprezzate da Sasuke, che volse il suo sguardo verso di lei, ora brillante di una luce diversa. Poi, con atteggiamento superiore e incurante, tremendamente sensuale, soffiò:
-Beh, no... ma lavorandoci...-
Il braccio di Sakura torno alla sua postazione iniziale, Sasuke puntò nuovamente il volto verso il cruscotto, come se nulla fosse successo. Ora però un sorrisino d'intesa increspava le labbra di entrambi: avevano ottenuto ciò che volevano.
La Lotus Esprit accosto elegantemente davanti al Konoha Beverly, l'Hotel a cinque stelle più lussuoso della città dove Sasuke le aveva detto di recarsi. In verità Sakura non c'era mai stata, nonostante conoscesse la sua esatta ubicazione, per questo rimase di stucco quando vide lo splendore e la magnificenza di quel luogo, così diverso dagli squallidi motel ai quali si era abituata. In quell'istante, sentì tornare in superficie un po' della soggezione che l'aveva accompagnata per tutto il suo viaggio.
-Ah, così stai qui...- disse dondolandosi sulle gambe.
Il suo accompagnatore, intento a parlare con quello che sembrava essere un addetto parcheggiatore in livrea grigia, si volse allora verso di lei.
-Sì.-
-Beh... allora io vado...- l'imbarazzo si faceva sentire.
-Come torni indietro?-
-Oh... prendo un taxi con i venti dollari!-
-E ritorni in ufficio...-
-Ritorno in ufficio... già!- Rise tesa, apprezzando la tenue battuta.
-Bene... allora buona serata.-
-Ciao!-
Lui si allontanò. Aveva fallito nell'abbordaggio del cliente. Stava per chiamare il taxi come aveva pensato, quando convenne che già era stato terribilmente infruttuoso perdere tempo senza guadagnare, ma avrebbe perlomeno potuto risparmare sui venti dollari. Meglio di niente, pensò amara. Optò perciò per il vecchio, sano autobus e si sedette stancamente sulla parte alta dello schienale della panchina, poggiando gli stivali sul sedile e pensando ad una scusa valida per riferire ad Ino che aveva bellamente perso un potenziale mucchio di soldi. C'era andata tanto vicino, per un attimo aveva creduto di avercela fatta, ma vedendo quel lusso, quella ricchezza sbattutale brutalmente in faccia aveva capito che per lei un bersaglio del calibro di quel ragazzo era decisamente troppo alto e impossibile da raggiungere. Meglio defilarsi, meglio tornare alla vecchia vita piuttosto che perdere tempo con investimenti pericolosi ed infruttuosi...
Persa nei suoi ragionamenti, non si accorse di una candida mano che si era posata sulla sua spalla. Sussultò, ma non ebbe il tempo materiale di girarsi, perché una voce calda le sussurrò all'orecchio:
-Pensavo avessi deciso di prendere un taxi.-
-No...- rispose meccanica -preferisco l'autobus...- sorrise, mentre si volgeva verso il giovane.
-Gradirei la tua presenza anche in albergo, sempre che tu non abbia altri precedenti impegni.-
-Figurati.-
Si alzò dal posto con una nuova speranza nel cuore. Aveva vinto, la serata era andata e avrebbe portato ad Ino il compenso pattuito, tuttavia non era così sciocca da farsi sfuggire un'occasione del genere, avrebbe cercato di spillare quanto più denaro possibile da quella serata. Presa dall'euforia del trionfo, chiese allegra:
-Come ti chiami?-
-Sasuke.-
-Sasuke? Ma è sempre stato il mio nome preferito! Sai cosa ti dico, Sasuke? Che penso che io e te faremo grandi cose insieme!-
Forse fu solo una sua impressione il "non ne dubito" che sentì come un bisbiglio malizioso, ma fu certa che l'impermeabile caduto sulle sue spalle esili fosse indubbiamente reale.
-Perché?- chiese perplessa.
-Perché...- le spiegò lui con tono vagamente canzonatorio -... io non credo che questo sia il tipo di hotel che affitti le camere... A ORE...-
-Ah.-
Aveva capito, perciò indosso l'indumento offertole.***
Note sulla fiction: -///- Ecco qui la prima scenetta leggermente hot, ero così tesa! La parte di descrizione dello stato d'animo di Sasuke nell'auto all'inizio del capitolo mi soddisfa abbastanza... certamente Richard Gere non pensava cose del genere nell'abitacolo della Lotus, ma io ne ho voluto approfittare per introdurre più dettagliatamente come Sasuke si rapporti ad Itachi, visto che ho già descritto le situazione inversa nel capitolo 1... spero di non avere fatto personaggi OOC! Ah, dimenticavo la nota sul Marchese de Sade: per chi non lo sapesse, è l'inventore del Sadismo, un libertino vissuto nella seconda metà del '700.