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My sweet baby problem

Capitolo 5: Un lavoro sporco

-Signorina Tsunade, sono qui, li ho fatti chiamare!-
-Grazie Shizune, falli entrare...-
Ma non ci fu neppure bisogno di dirlo: come un uragano, il giovane e chiassoso biondo si precipitò nell'ufficio, seguito in scia dalla sua compagna di squadra e dal maestro, che, pur recando con se la solita vecchia copia di "Icha Icha Paradise", la teneva stranamente chiusa, atto questo che dimostrava una grande preoccupazione.
-Allora sono arrivati!-
-Non ancora Naruto, vi ho convocati per dirvi che ho ricevuto la risposta da Amegakure...-
-...La quale conferma tutto ciò che la signorina Tsunade vi aveva già detto.- completò Shizune.
-E allora? Tanto lo sapevamo già cos'era successo... Ma dico! Hanno consegnato Sasuke in mano a Itachi e si permettono pure di ignorare le nostre lettere per la loro stupida burocrazia? Ma io li...-
-Calma, Naruto...- lo bloccò con una mano Tsunade.
-Calmarmi?! Quelli si prendono gioco di noi! Dopo tutto questo casino non ci hanno ancora mandato i permessi per entrare nel loro territorio!-
-Arriveranno prima o poi... certo, sarà una questione lenta, già hanno tardato a rispondere alla mia domanda per via di quisquiglie politiche, figurarsi per accordare quattro passaporti speciali...-
-Quattro?- chiese allora la ragazza medico del team 7.
-Sì: Hinata Hyuuga vi seguirà in questa missione di recupero di Sasuke! Si prospetta una missione ardua, un membro in più non guasta.-
-Il Byakugan degli Hyuuga ci sarà molto utile per trovare traccie di Sasuke.- affermò a quel punto Kakashi.
Tutti quanti stettero in silenzio. La soluzione trovata dall'Hokage li soddisfava, tuttavia non riuscivano ad eliminare dal loro cuore quell'ansia dovuta all'incedere tardo della questione, al tergiversare del Villaggio della Pioggia e un po' anche del loro stesso villaggio. Sasuke era in pericolo, in qualsiasi momento poteva accadergli qualcosa e loro non potevano fare nulla per aiutarlo.
-Certo, certo,...- proruppe infine Naruto scettico, indirizzandosi a Tsunade -...ma intanto noi stiamo qui a girarci i pollici per colpa della legislatura quando invece il tempo stringe!- Esponendo così i pensieri segreti di tutte le altre persone nella stanza.
L'Hokage lo guardò con un sorrisino indecifrabile sul volto, poi appoggiando i gomiti sula scrivania disse:
-Beh, nel caso i passaporti non arrivassero entro tre, massimo quattro giorni, non escludo nelle mie prerogative anche una missione segreta di entrata forzata ad Amegakure giustificabile al Gokage con... mhh... un controllo della salute pubblica? I ninja designati per la missione potreste CASUALMENTE essere voi...-
Gli occhi di Naruto si illuminarono.
-Vedo che ci intendiamo, Nonna!-
Stavolta però la sannin fu abbastanza sveglia per cogliere l'inapropriata terminologia di Naruto e abbastanza veloce per tramortirlo con un gancio sinistro che lo spedì fuori dall'ufficio dalla porta (sfondata).


Si rifiutava di aprire gli occhi. In quel buio soffocante che era la sua stanza, dove nonostante tutto sarebbe riuscito a distinguere abbastanza bene le sagome se solo avesse voluto, aveva imposto alle sue palpebre di rimanere serrate. Perché aprirle avrebbe significato ammettere che gli eventi accaduti poco prima non erano solo frutta della sua immaginazione. Perché se le avesse aperte avrebbe dovuto ammettere che Sasuke era LÌ e non avrebbe più potuto avere scappatoie.
A tentoni si rannicchiò maggiormente sul letto, cercando di riprendere sonno, ricevendo però in risposta un versetto stizzito che sicuramente non era stato emesso da lui. Si premette così una mano sull'orecchio scoperto, tentando di attutire qualsiasi suono potesse giungervi ed era certo di aver raggiunto il proprio scopo, quando all'improvviso sentì leggeri strattoni provenire dalla sua coda. Poteva darsi che QUALCOSA la stesse tirando, ad ogni modo l'Uchiha ovviò al problema portando le ciocche al di là della propria spalla. Davvero, non c'era nessun problema, anzi, non c'era proprio NESSUNO.
Chiuse gli occhi, rilassò la mente, pronto per riposarsi come meritava dopo quel brutto incubo. La mattina seguente si sarebbe svegliato e non ci sarebbe stato alcun problema.
Ma non arrivò mai al giorno successivo realizzando quel proposito. Pochi minuti dopo infatti era già in cucina, seduto su un sedia, un fagottino tra le braccia. Perché si conosceva: sapeva di poter sopportare di tutto, dalle paranoie mentali di Kisame fino alle torture col fuoco. Ma i pianti strazianti di suo fratello no, quelli non li aveva mai potuti reggere, lo facevano agire meccanicamente, d'impulso, spesso si trovava in un posto senza ricordarci come e da dove ci fosse arrivato solo per soddisfare i capricci di quel bimbetto.
Almeno però aveva smesso di piangere, altrimenti avrebbe svegliato tutto il covo e si sarebbe ritrovato a dover dare spiegazioni che, francamente, non aveva né tempo, né voglia, né intenzione di dare. Seccato come non mai ma soddisfatto se non altro per il fatto che aveva un attimo di tregua, rifletté razionalmente sul da farsi: forse, in virtù del carattere menefreghista del capo e della tarda ora, poteva sperare che il Leader non avesse ancora provveduto ad informare gli altri membri dell'organizzazione, ragion per cui coloro che erano a conoscenza della tragedia erano di certo Konan, lui e Pain, ma probabilmente anche Kisame, che lo aveva chiamato, e Zetsu, che aveva fatto lo spuntino di mezzanotte a base di anbu. Se giocava bene le sue carte forse poteva risolvere con discrezione quella faccenda ed evitare lo scherno degli altri. Non che la cosa lo toccasse, certo, solo che poteva rivelarsi seccante e stancante per i suoi occhi infliggere torture atroci con tsukiyomi a più di cinque persone.
Silenziosamente si alzò e fece per mettere da lavare il bicchiere ormai vuoto di latte che si era versato appena giunto in cucina, quando uno strillo acuto alle sue spalle lo fece allarmare e voltandosi lo vide. Appostato dallo stipite della porta, i grandi occhi blu sbarrati, le mani ciondoloni e una maglietta più grande di lui di almeno due taglie.
-Cos'è QUELLO?-
-Niente che possa interessarti.-
-QUELLO...- proseguì tuttavia imperterrito l'individuo -...sembra proprio essere un marmocchio! Cosa diavolo ci fa un marmocchio nel covo dell'akatsuki? E soprattutto, cosa ci fai TU con un marmocchio?!-
Ma non ottenne risposta. Itachi infatti, come al solito, persisteva nell'ignorarlo. Questo lo faceva infuriare da matti, non lo aveva mai sopportato quell'Uchiha che oltre ad insultare la sua arte, lo aveva praticamente costretto ad unirsi all'akatsuki (non che stare lì gli dispiacesse, chiaro) coi suoi dannati trucchetti oculari. Era odioso, ogni volta che lo vedeva sentiva l'impulso di ucciderlo, di farlo esplodere artisticamente, di farlo sparire una volta per tutte, eliminando così ogni suo problema. Perché Deidara lo sapeva, la fonte di tutti i suoi guai era lui e prima o poi lo avrebbe cancellato per sempre dalla faccia della terra, benché comprendesse alla perfezione che ora come ora egli era troppo debole per poter competere con il ragazzo con gli sharingan.
Per questo continuò a parlare provocandolo, sperando di potergli rompere le uova nel paniere e suscitare in lui una reazione.
-Aspetta che lo sappia il capo...-
-Lo sa già.-
-...-
-...-
-...Ah.-
-Spostati dalla porta. Devo passare.-
Combattuto sul da farsi, intimorito dall'occhiataccia che l'ex ambu gli aveva lanciato, scagliò la sua ultima pungente offensiva insinuando:
-E sentiamo un po' chi sarebbe questo moccioso... tuo figlio forse?-
-Non dire idiozie Deidara. Sembri ancora più stupido di quanto tu sia.-
Colpito e affondato. Ma non sconfitto. Uscendo dalla stanza infatti, esclamò all'Uchiha:
-Lo saprò Itachi! Andrò a chiedere al capo e vedremo se NON è a conoscenza di qualche novità che dovrebbe sapere!-
Poi girò l'angolo e sparì.
"Dannazione!" formulò istantaneamente Itachi: Deidara, oltre ad odiarlo con tutto sé stesso, aveva un animo davvero perfido quando voleva. Il biondo non aveva la più pallida idea di quale fosse la verità, ma se ne fosse venuto a conoscenza non avrebbe esitato un solo secondo a starnazzarlo a tutto il covo, anzi, lo avrebbe ritenuto un suo preciso dovere morale in quanto suo nemico giurato.
Velocemente si lanciò all'inseguimento... urtando contro qualcosa di grande e grosso.


-Itachi...-
No. No. NO. Non ora, non in quel momento. Con tutte le persone che poteva incontrare, proprio lui...
-Oddio, Itachi, hai un bambino in braccio, sai?-
Idiota, idiota, idiota. Ma con il cervello di un pesce, non si poteva pretendere facesse ragionamenti intelligenti, no? Perciò non si preoccupò minimamente nell'esternargli il suo pensiero.
-Idiota, ovviamente lo so. Hai incontrato Deidara mentre venivi qui?-
-Correva a tutta birra verso la stanza del capo... Itachi, se hai avuto un figlio da una qualche donna, è importante che tu lo dica subito al capo! Perché non so se lui...-
Fu la goccia che fece traboccare lo sharingan.
-PEZZO DI CRETINO!- Gridò prendendolo per il collo del cappotto e avvicinandolo al suo viso -Ma cosa diavolo ti viene in mente?! Cosa cav...-
E, tanto per peggiorare la situazione, Sasuke ricominciò a frignare, ragion per cui il fratello maggiore, interrottosi e vista la sua fine prossima, non stette troppo a pensare e si imbucò alla svelta in una stanza, che si rivelò essere il bagno, con il fagotto e trascinando al seguito un imbarazzatissimo squalo. Poi chiuse la porta a chiave, ripose la bestiaccia ancora urlante sul pianale e si appoggiò stancamente, sospirando ancora agitato. Doveva pensare, doveva pensare ad un piano che gli risolvesse in fretta la situazione...
-Itachi, ma cos'è successo?...-
Ecco, di nuovo l'imbecille.
-...Intendo dire: perché ti scarrozzi il pupo?-
-Perché, non lo sai? Non te l'ha detto il capo prima che tu mi venissi a chiamare?-
-No, ha detto solo che dovevo venire da te!-
-E non hai notato... qualcosa di strano?-
-Beh, a dire la verità sì... ad esempio che Pain aveva un sorriso a trentadue denti mentre parlava... Ah! E stava sulle punte! Come una ballerina!-
-...-
-Allora, cos'è successo?-
-È una lunga storia, Kisame. Magari te la racconterò un'altra volta.-
-Ma...-
-Kisame, è così.-
-E... con la peste che facciamo?-
-Non lo so, prima l'ho cullato un po' e ha smesso, ma ora non ho la più pallida idea di cos'abbia.-
Poi, realizzato l'epiteto che il nukenin del Villaggio della Nebbia aveva affibbiato al piccolo, lo corresse:
-E non è un "pupo", è mio fratello.-
-COSA?!-
-È una lunga storia, Kisame, magari prima o poi te la spiegherò.-
Entrambi i membri dell'Akatsuki si chiusero in un momento di meditazione. Poi, esasperato dalle strilla del fratello, che dall'inizio non erano ancora calare di un decibel, l'Uchiha si piazzò per l'ennesima volta le mani sulle orecchie, finché una voce non lo stupì.
-Itachi... credo di sapere cos'ha... tuo fratello? Ma non aveva una decina d'anni tuo fratello?-
-Ne ha quindici. E ora dimmi, cos'ha? Così, se avrai ragione, dopo potremmo festeggiare insieme due cose.-
-Fe... festeggiare?-
-Certo. La prima cosa da festeggiare sarà la risoluzione di questo strazio... la seconda è che miracolosamente ti è balenata un idea intelligente nel cervello!-
Lo squalo però non colse il sarcasmo nella voce dell'Uchiha, anzi proseguì nell'esporgli la sua semplice considerazione.
-Puzza. Questo bambino puzza.-
-E dunque?-
-Bisogna cambiarlo. Piange perché vuole che qualcuno gli cambi il pannolino.-
Semplice e coinciso. Il nukenin del Villaggio della Foglia rimase esterrefatto, lui non ci aveva minimamente pensato, eppure era quella la soluzione più logica (e comprensibile, visto il tanfo che solo ora notava). Quindi, perfettamente d'accordo con i suoi principi morali e come se fosse la cosa più naturale del mondo, sentenziò:
-Bene. Procedi.-
-C... come "procedi"?-
-Cambialo.-
-IO?-
-Sì. Tu.-
-Perché io?-
A quel punto Itachi lo guardò tra il perplesso ed il seccato.
-Perché, non pretenderai che lo faccia io...?-
Notando la brutta situazione in cui si era cacciato, il pesce cane si affrettò a correggersi (e possibilmente però anche a salvarsi da quell'incarico gravoso).
-Ehm... ecco... no! Però, ecco, io pensavo che... magari... essendo tuo fratello...-
La faccia del compagno andava già a volgersi male, quindi sparò la prima idea che gli venne in mente.
-...Ma non lo può fare qualcun'altro? Che ne so, Deidara sembra un tipo piuttosto materno!-
Il giovane di Konoha alzò un sopracciglio. Avrebbe voluto dirgli che di sicuro quello che aveva detto era una delle più assurde stupidaggini che avesse mai sparato nella sua carriera (lui che di baggianate ne sputava 25 ore su 24). Avrebbe voluto dirgli che, nell'utopica ipotesi che Deidara fosse divenuto cieco, sordomuto, incapace di intendere e di volere e che quindi avesse deciso di accettare il compito, vista la relazione idilliaca che regnava tra lui ed il biondo avrebbe senza ombra di dubbio ritenuto il suo fratellino più al sicuro se chiuso ermeticamente senza ossigeno in un missile che viaggiava alla velocità di 150 chilometri orari (come minimo) e che stava per schiantarsi contro un deposito di ordigni nucleari, piuttosto che tra le braccia amorevoli del ninja di Iwagakure. Ma non espresse questo suo pensiero.
-Poche storie. Ci sei tu qui? Allora fallo tu!-
-Ma io ODIO tuo fratello! Non nel senso che non gli voglio bene, nel senso che lo odio proprio! È un marmocchio petulante! Io...-
-È un problema tuo.-
Detto questo, Itachi scivolò rapidamente fuori dalla porta, richiudendosela alle sue spalle. Poi, preso da uno spirito di precauzione, tanto per accertarsi che il compagno non cercasse di annegare il fratellino nel water, o di strozzarlo infilandogli in gola in tubetto di dentifricio, o peggio ancora di non cambiarlo, rientrò subito dopo e tuonò:
-Prova solo a torcere un capello a Sasuke e giuro che ti faccio diventare la prima torcia umana in grado di bruciare per sette giorni e sette notti di fila e già che ti sono ti appendo nel corridoio per illuminare un po' di più questo loculo puzzolente!-
Poi guardò il volto dello squalo, lo giudicò sufficientemente pieno di terrore e uscì soddisfatto. La vita era bella, quando Kisame faceva il lavoro SPORCO al posto tuo.

***

Arriveranno i passaporti per il team 7 ed Hinata da Amegakure o i ninja saranno costretti a fare irruzione forzata? Se si verificasse quest'ultima opzione, Tsunade darà veramente loro il permesso? Cosa sta architettando dietro alle quinte Deidara? Quali altri membri dell'Akatsuki sanno del nuovo incarico di Itachi? E quali NON lo sanno? Ma soprattutto, riuscirà Kisame a cambiare il pannolino, morirà asfissiato prima, o cercherà di impiccarsi con il tubo della doccia dalla disperazione? Tutto questo, oltre ad altri misteri inediti della madonna di Fatima (Sasuke:-E questa da dove ti è uscita? -_-'-) li scoprirete nelle prossime puntate!

Note lessicali
Gokage= Si sa che ogni villaggio ha il proprio capo supremo, chiamato kage. Il gokage è l'assemblea dei kage dei cinque villaggi ninja più importanti, i quali si trovano nelle cinque grandi terre. Può essere considerato l'organo decisionale più importante nel mondo ninja, in quanto prende le decisioni politiche di maggior rilievo. I kage partecipanti al gokage sono l'hokage, il mizukage, il kasekage, lo tsuchikage, il raikage.

Iwagakure= Villaggio della Roccia.

***

Note sulla fiction: Che capitolo lunghetto! Però da qui la storia entra nel vivo (nel senso che prima era un po' un prologo lunghissimo, ma si era capito, no?)! Vi chiederete se penso che Deidara sia un sadico, forse... no, non lo penso, ma siccome odia Itachi, dovevo fargli fare la parte del cattivo bastardo, no? XD